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	<title>Assostampa Friuli Venezia Giulia &#187; informazione</title>
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		<title>EMERGENZA INFORMAZIONE, PROCLAMATO LO STATO DI AGITAZIONE</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Oct 2021 21:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Assostampa FVG]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8133" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-medium wp-image-8133" src="http://www.assostampafvg.it/wp-content/uploads/2021/10/FBFqDEbWEAAFpqf-300x192.jpg" alt="La manifestazione in Piazza Montecitorio" width="300" height="192" /><p class="wp-caption-text">La manifestazione in Piazza Montecitorio</p></div>
<p>Riunione straordinaria del Consiglio nazionale davanti a Montecitorio per tornare a chiedere interventi «urgenti e strutturali» a sostegno di un settore, quello dell’informazione, «vitale per la democrazia». Se non arriveranno risposte, «sarà inevitabile alzare il livello del confronto».</p>
<p>«Riparte oggi la mobilitazione per chiedere, di nuovo e con più forza, al governo attenzione su un settore, quello dell&#8217;informazione, vitale per la democrazia. La professione è sempre più sotto attacco, ma ai messaggi di solidarietà che si ripetono ad ogni aggressione, minaccia o tentativo di imbavagliare la stampa non segue alcun atto concreto. Chiediamo a chi ha il potere e il dovere di fare i provvedimenti: meno solidarietà e più atti concreti». Lo ha detto Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, aprendo la riunione straordinaria del Consiglio nazionale convocato in piazza, davanti a Montecitorio, per sollecitare interventi «strutturali e urgenti» a sostegno del settore.</p>
<p>«Da anni &#8211; ha aggiunto &#8211; sono fermi in parlamento provvedimenti contro le querele bavaglio, per la riforma della diffamazione, contro il precariato dilagante. E, nonostante i ripetuti interventi del presidente Mattarella in difesa del lavoro dei cronisti, nulla è stato fatto. Le condizioni di lavoro vanno sempre più peggiorando: i lavoratori dipendenti espulsi dalle redazioni, i cococo trattati peggio dei rider, il tavolo sull&#8217;equo compenso fermo a dispetto dei proclami. E a fronte di questa situazione drammatica il governo cosa fa? Accende i riflettori sull&#8217;Inpgi, il cui dissesto è figlio proprio della distruzione di posti di lavoro e della precarietà, pensando di poter dare un colpo di spugna al sistema di welfare della categoria senza voler affrontare le criticità strutturali del settore».</p>
<p>Commissariare l&#8217;Inpgi, ha incalzato Lorusso, «significa andare a mettere le mani nelle tasche dei colleghi. Il commissariamento dell&#8217;Inpgi sarebbe il commissariamento della professione. Non possiamo permetterlo. Serve invece concertazione, serve una riforma strutturale del settore. Quello che chiediamo al governo è di affrontare le criticità del mondo dell&#8217;informazione convocando attorno a un tavolo le parti sociali. Riteniamo sia il momento di chiedere con forza questo confronto. Di fronte a un rifiuto sarà inevitabile alzare il livello del confronto e gli operatori dell&#8217;informazione non potranno che far sentire propria voce con forme di protesta più forte, come lo sciopero».</p>
<p>La presidente dell&#8217;Inpgi, Marina Macelloni, ha ricordato che i vertici dell&#8217;Istituto hanno presentato al tavolo tecnico voluto dal governo «una proposta per allargare la platea dei contribuenti che &#8211; ha rilevato &#8211; è stata valutata, è solida, è l&#8217;unica che, secondo noi, possa garantire l&#8217;autonomia dell&#8217;istituto e della professione». L&#8217;alternativa, incalza Macelloni, «è lo scioglimento dell&#8217;Istituto dentro l&#8217;Inps e noi siamo qua per dire che non lo vogliamo. Mantenere l&#8217;Istituto autonomo si può e si deve fare. I problemi dell&#8217;Inpgi sono una conseguenza dei problemi che attanagliano il settore dell&#8217;editoria da più di un decennio e che nessuno mai ha affrontato. Far sparire l&#8217;Istituto non è la soluzione. Se si affrontano i problemi si troverà anche la soluzione per l&#8217;Inpgi».</p>
<p>In piazza i rappresentati degli organismi della categoria, dalla vicepresidente del Fondo di previdenza complementare Simona Fossati, al segretario uscente del Consiglio nazionale dell&#8217;Ordine Guido D&#8217;Ubaldo, a Gianfranco Summo e Giampiero Spirito di Casagit, il presidente dell&#8217;Unione pensionati, Guido Bossa, Coordinamenti dei giornalisti precari e dei giornalisti esodati, il Comitato di redazione della Gazzetta del Mezzogiorno, i giornalisti del Gazzettino, Cristina Pantaleoni, presidente dell&#8217;Associazione nazionale giornalisti videomaker, Elisa Marincola di Report, Mattia Motta, presidente della Commissione lavoro autonomo della Fnsi.</p>
<p>A chiudere l&#8217;incontro il presidente della Federazione della Stampa, Giuseppe Giulietti. «Querele bavaglio, equo compenso, tutela delle fonti, aggressioni e minacce, i rider dell&#8217;informazione che &#8220;viaggiano&#8221; a 5 euro a pezzo &#8211; ha snocciolato &#8211; su tutti questi temi non servono più solidarietà, ma interventi concreti. Chiedo al presidente del Consiglio: perché mentre si discute di Inpgi non si parla anche di applicazione dell&#8217;equo compenso? Mi auguro che dopo questa iniziativa non arrivino decine di attestazioni di solidarietà dalle istituzioni e dalla politica, perché di solidarietà si può morire. Diteci piuttosto la data di approvazione dei provvedimenti. Chiediamo al presidente Draghi che riconduca a sé la trattativa sul grande tema che è la riforma dell&#8217;editoria. Basta annunci di tavoli cui non seguono fatti. Se prosegue l&#8217;assalto all&#8217;articolo 21 della Costituzione sarà necessario proseguire la mobilitazione fino, se necessario, allo sciopero».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A conclusione della manifestazione in piazza Montecitorio, il Consiglio nazionale della Stampa italiana, riunito in seduta straordinaria, udita la relazione del segretario generale Raffaele Lorusso e gli interventi dei giornalisti, proclama lo stato di agitazione della categoria con assemblee e manifestazioni fino allo sciopero generale.</p>
<p>«L&#8217;informazione italiana è sotto attacco da più fronti. Ogni giorno &#8211; si legge nel documento approvato al termine dei lavori &#8211; il lavoro dei giornalisti viene offeso e calpestato da minacce e aggressioni da parte di criminali, squadristi e negazionisti di varia natura. Fatti salvi messaggi di solidarietà dettati dall&#8217;emozione del momento, la politica continua a non farsi carico dei problemi, lasciando che proposte di legge presentate per tutelare i cronisti e il settore restino bloccate in parlamento».</p>
<p>Fino ad oggi, incalza il Consiglio nazionale della Fnsi, «sono rimasti inascoltati i numerosi moniti del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla necessità di difendere l&#8217;informazione in Italia. Mentre la presidente della Commissione europea annuncia una serie di misure volte in difesa di chi fa informazione e a sostegno del mondo dei media, il governo italiano, che si proclama europeista, non prende neanche in considerazione l&#8217;ipotesi di adottare misure analoghe per rafforzare il pluralismo dell&#8217;informazione, difendere i livelli occupazionali e contrastare il precariato dilagante».</p>
<p>Per contro, rilevano i consiglieri nazionali, «il governo ha messo nel mirino il welfare e la previdenza dei giornalisti preparandosi a commissariare l&#8217;Inpgi, l&#8217;Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani. Situazione kafkiana quella dell&#8217;Inpgi, il cui disavanzo è il risultato dell&#8217;assenza assoluta di politiche volte a sostenere il mercato del lavoro e a difendere l&#8217;occupazione regolare. Dopo che governi di vario colore &#8211; prosegue il documento &#8211; hanno negli anni stanziato milioni di euro per bruciare i posti di lavoro attraverso i pensionamenti anticipati richiesti dalle aziende editoriali come unico rimedio alle crisi industriali, adesso si vuole commissariare l&#8217;Istituto di previdenza dei giornalisti italiani. In questo modo, si pongono le premesse per un taglio delle pensioni attuali e di quelle future e per lo smantellamento di un sistema di welfare costruito nel corso degli anni. È un disegno da respingere con forza perché è il primo passo verso il commissariamento di una professione che trova il proprio fondamento nella Costituzione e che è essenziale per la tenuta delle istituzioni democratiche».</p>
<p>Per questa ragione, il Consiglio nazionale della Fnsi «dà mandato agli organismi dirigenti di promuovere ogni iniziativa di sensibilizzazione e di lotta, anche a livello territoriale, coinvolgendo le redazioni. Il governo deve farsi carico della difficoltà di un settore industriale strategico per il Paese. È necessaria l&#8217;apertura di un tavolo fra governo e parti sociali che affronti le criticità del settore, individui le misure per accompagnare la fase di transizione e rilanciare l&#8217;occupazione e metta mano ad una nuova legge per l&#8217;editoria con una nuova ed estesa rete di welfare &#8211; concludono i rappresentanti sindacali &#8211; che possa sostenere le trasformazioni industriali».</p>
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