SLAPP, COSTANTE: “PER IL GOVERNO OCCASIONE PERSA. NODI QUERELE BAVAGLIO RESTANO”

Alessandra Costante
“Il governo italiano ha deciso ancora una volta di non mettere mano alle querele bavaglio. Il recepimento della direttiva anti-Slapp potrà far uscire l’Italia dalla procedura di infrazione europea, ma non la colloca ancora fra i Paesi davvero civili”. Lo afferma Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, commentando il recente via libera definitivo in Consiglio dei ministri allo schema di decreto di attuazione della direttiva.
“In Italia – incalza Costante – restano aperti i nodi delle Slapp e delle querele temerarie nazionali che costituiscono, attraverso le querele per diffamazione e le richieste di danni, il più forte bavaglio alla libertà di informazione. Le querele bavaglio nazionali sono il 90% del totale e la quasi totalità viene archiviata, ma hanno come effetto collaterale quello di frenare le inchieste e intimorire i giornalisti”.
Per la segretaria generale Fnsi, “un Paese che non sa fare i conti con la libertà di informazione è un Paese che ha smarrito la strada della democrazia. Nei mesi scorsi il commissario europeo alla Giustizia Michael McGrath aveva raccomandato, nell’ambito dell’adozione della direttiva anti-Slapp, che per definizione non può riguardare quelle nazionali, che gi Stati sovrani approntassero una normativa nazionale contro le querele temerarie. In Italia sono più di 20 anni che stiamo inseguendo questo obiettivo e purtroppo dobbiamo rilevare come nessuno dei governi passati, di ogni colore e di ogni tipo, abbia voluto farsi carico di questo che è un argomento di civiltà”.
“Giusto – conclude Costante – onorare l’articolo 21 della Costituzione e i giornalisti uccisi, meglio rispettare anche il lavoro di quelli vivi che – la Fnsi non si stanca mai di ripeterlo – hanno bisogno non solo di una legge che li metta al riparo dalle querele bavaglio, ma anche di un contratto adeguato ai tempi, della tutela dei loro diritti di lavoratori e, per quanto riguarda collaboratori e lavoratori a partita Iva, dell’equo compenso. Anche in questo caso da parte del governo tante parole, pochissimi fatti”.
