LINEE GUIDA CSM, COSTANTE: “NON SIANO L’ALIBI PER PENALIZZARE IL DIRITTO ALL’INFORMAZIONE”

Alessandra Costante
“I giornalisti condividono l’importanza dei principi contenuti nelle nuove Linee guida per l’organizzazione degli uffici giudiziari ai fini di una corretta comunicazione istituzionale, approvate il 10 giugno dal Consiglio superiore della magistratura. La Federazione nazionale della Stampa però si augura
che non vengano interpretati e applicati in maniera immotivatamente restrittiva, come già accaduto per il decreto 188/2021 sulla presunzione di innocenza, aumentando le già notevoli difficoltà per i cittadini di ottenere un’informazione completa su quanto accade nei palazzi di giustizia, e così limitando il diritto dei cittadini ad essere informati su fatti di interesse pubblico quali sono inchieste penali e sentenze pronunciate in nome del popolo”. Lo afferma Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi.
“Giusto e doveroso cercare di evitare la discriminazione tra giornalisti o testate, la costruzione e il mantenimento di canali informativi privilegiati, la personalizzazione delle informazioni, così come l’obbligo di indicare la fase del procedimento e di non anticipare la colpevolezza di persone prima della sentenza definitiva, ispirandosi ai criteri di chiarezza, sinteticità e tempestività. Ed è anche condivisibile il richiamo ad una comunicazione sobria, senza enfasi, basata sull’interesse pubblico, aggiornata con gli sviluppi successivi, con l’obiettivo di rispettare la dignità delle persone coinvolte”, prosegue Costante.
“Nel provvedimento – incalza – ci sono però forti criticità: limitare al minimo le conferenze stampa non deve diventare l’alibi per diramare comunicati di poche righe, privi di qualsiasi informazione, dettaglio e nome, né trasformarsi in un modo per evitare le doverose domande dei giornalisti, il cui lavoro è quello di capire, approfondire, verificare e raccontare all’opinione pubblica. Svuotare la cronaca di qualsiasi elemento di interesse avrà come conseguenza solo quella di disegnare un Paese non reale. Non vorremmo che sotto la copertura del garantismo, si finisse poi per limitare il diritto di informazione: ci siamo già passati”.
Infine, “per garantire cronache precise e complete – conclude la segretaria Fnsi – i giornalisti devono essere messi nella condizione di poter accedere agli atti giudiziari: ben venga dunque la modifica del testo iniziale dell’articolo 1 comma E del primo titolo in base al quale è consentito ‘il rilascio di atti e copie di atti nei soli casi consentiti dalla legge… secondo le procedure poste sotto la diretta responsabilità del dirigente dell’ufficio; resta ferma in ogni caso l’osservanza dei limiti e dei divieti proposti dall’art. 114 Cpp’. Ma ancora una volta la Fnsi è costretta a ricordare che l’articolo 114 Cpp non vieta il rilascio di copie degli atti, limitandosi a porre un divieto di pubblicazione di alcuni di essi – tra cui le ordinanze cautelari – di cui però è legittimo, e dunque possibile, riassumerne il contenuto. E per riassumerne il contenuto il giornalista, pare cosa anche ovvia, deve essere messo nella possibilità di ottenere copia dell’atto”.
