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  • Da: Assostampa FVG
  • febbraio 09, 2022

GIORNALISTI PRECARI, PETIZIONE ONLINE

riceviamo e diffondiamo:

precari, CLANL’incertezza come orizzonte professionale, unica prospettiva in un presente di costante precarietà. Provate a fare i giornalisti e a chiedere, dopo dieci anni di lavoro quotidiano, un confronto con l’azienda o con il direttore del giornale per parlare di prospettive, di diritti, di un contratto regolare. Provate a rivendicarli, quei diritti. E provate, dopo dieci anni, a vedere ridotto in pezzi anche il poco che avevate, a vedere anche un semplice contratto cococo non rinnovato a fine anno. E’ la storia di Max Salvo a Repubblica, è la storia di tanti, sui territori e nelle piccole testate, sarà la storia di tanti nel futuro. Perché la precarietà è una condizione che fa comodo a chi la governa.

Il sindacato dei giornalisti della Liguria ha lanciato proprio questi giorni una petizione online da inoltrare a Repubblica e agli amministratori del gruppo Gedi. Ma questo è solo il primo passo: con il sostegno dei colleghi, dei lettori e di ogni cittadino, sarà possibile mettere in moto una grande vertenza nazionale che informi sulle condizioni di chi lavora per informare: la precarietà è una forte limitazione della libertà e della democrazia. La libertà dei giornalisti è dunque un bene comune.
Ecco il documento dell’Associazione ligure dei giornalisti:
“In Italia, oggi, una generazione rischia di avere un lavoro precario, a singhiozzo, malpagato, più rischioso perché meno regolato o del tutto senza regole.
I giovani giornalisti non sfuggono a questa condizione. Capita anche a quei giovani giornalisti che collaborano con i giornali più “forti”. Capita anche a Repubblica. Il giornale si pone anzi con straordinaria durezza nei confronti dei propri precari.
Lo scorso anno, un gruppo di giovani colleghi il cui contratto è rinnovato di anno in anno – spesso a condizioni peggiori – ha richiesto un confronto con l’azienda e il direttore del giornale. La loro richiesta, più volte ripresentata è stata ignorata. A questo punto, alcuni colleghi hanno deciso di rivolgersi al giudice del lavoro. L’azienda ha risposto mettendoli alla porta: contratto non rinnovato. Nessun confronto, nessun dialogo. O mangi ‘sta minestra o salti dalla finestra, come dicevano i nostri nonni quando volevano riassumere cosa potesse volere dire un tempo “lavorare sotto padrone”.
La precarietà è una condizione che mortifica la generazione dei nostri figli, ma tale condizione non è fatale, non è un pedaggio da pagare alla modernità e alla crescita. Al contrario, un lavoro e una vita precaria ostacolano una crescita equilibrata, duratura e sostenibile.
Se la pensi come noi ti chiediamo di darci una mano: sottoscrivi questa petizione che inoltreremo a Repubblica”.
Firmate a questo link
https://actionnetwork.org/petitions/firma-per-sostenere-le-ragioni-dei-giornalisti-precari